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Il Sistema dell’Accessibilità tra ausili e Universal Design

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Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento di attenzione al tema delle barriere architettoniche e gli aspetti connessi alla disabilità. La più recente produzione normativa e l’iniziativa di vari soggetti è stata tale da incoraggiare una serie di momenti in cui il tema della disabilità è al centro di incontri, comparazioni e idee.

Con il Manifesto di Matera sono espresse le riflessioni sviluppate nell’evento internazionale “Zero Barriere – l’Accessibilità Conviene” tenutosi nel 2014. La città designata Capitale europea della cultura 2019 ha ospitato esperti di Accessibilità Universale che, confrontatisi in merito alla relazione tra politiche d’inclusione e abbattimento delle barriere nella vita quotidiana, ha proposto l’istituzione di uno spazio permanente e dinamico per recepire, valutare e comunicare le eccellenze nel campo dell’Accessibilità Universale.

 

Il Manifesto della cultura accessibile a tutti è promosso nel 2010 attraverso la costituzione, a Torino, del “Tavolo per la cultura accessibile” in cui numerose istituzioni, associazioni e operatori declinano in dieci punti lo stretto legame tra partecipazione ad eventi culturali e stato di benessere della persona. Lo scopo dichiarato è quello di concretizzare uno spazio di ricerca, sperimentazione e diffusione orientato ad una cultura sempre maggiormente accessibile. Condizione fondamentale del Manifesto è quella di provvedere ad identificare e soddisfare i bisogni espressi dai fruitori, specie laddove vi siano esigenze specifiche, sovente collegate alla disabilità o la difficoltà. Si tratta dunque di favorire la conoscenza e tener conto delle differenze tra persone con disabilità motoria, cognitiva o senso-percettiva, senza per questo trascurare il momento che accade prima dell’accesso all’offerta (orientarsi nella mobilità cittadina, ottenere informazioni su contenuti cartacei e informatici, dettagli sulla fruibilità dell’evento, fruire di un percorso o di un servizio).

 

Dove andare

Ciò che emerge dal Manifesto di Matera e dal Manifesto della cultura accessibile a tutti oltre a ribadire nella normativa espressa (con Legge 13/89, il DPR 503/96 e il DM del marzo 2008) la necessità di sviluppare un approccio inclusivo che sappia tener conto delle specifiche esigenze, mira ad esplorare il significato di accessibilità anche oltre la singola barriere architettonica. Nasce così la necessità di un punto di vista ampio, inclusivo e generalizzato, non esclusivamente incentrato sul superamento della barriere architettoniche di tipo strutturale ma interessato all’aspetto dell’accessibilità all’esperienza da fruire, alle informazioni e alla comunicazione, in modo appropriato ed in linea con le nuove tecnologie e ausili.

Si fa dunque largo una prospettiva da Sistema dell’Accessibilità, innanzitutto teso a migliorare le competenze progettuali e professionali degli operatori impegnati. Progettazione e fruizione diventano così fasi partecipate e con base forte sul territorio da cui attingere conoscenze, professionalità, buone pratiche e metodi replicabili in altri contesti al fine di innalzare la qualità media dell’ascolto. Nella ricerca di soluzioni accessibili si sono distinte due città apparentemente agli antipodi per conformazione ed estranee ai moderni canoni di progettazione urbanistica: Venezia e Matera.

Sono questi i luoghi dove la sfida dell’accessibilità può far tesoro di alcune soluzioni, accorgimenti pratici e casi di studio su contingenze specifiche, ricavando così un metodo generalizzabile. Nei ponti veneziani è diffuso l’impiego della pietra d’Istria come marcatore dal gradino in trachite, rende più sicura la pedata e segna lo stacco con il gradino successivo. Basti pensare l’utilità in casi di bassa visibilità e nebbia, un’utilità allargata a tante persone.

A Matera i rioni Sassi, sono costituiti da percorsi continui (tracciati sulla stessa curva di livello) e sintetici (con salti di quota) sovrapposti in varie epoche storiche secondo esigenze diverse da quelle moderne. Osservando questa serie di percorsi ci si è posti il problema di identificare nelle barriere un tratto di ripetitività sviluppando così soluzioni a loro volta ripetitive. Ciò ha consentito di riflettere su un’idea di accessibilità equivalente ovvero la ricerca di soluzioni compatibili con i luoghi e conseguente riprogettazione basata su un approccio che si vuole “critico e creativo”.

 

Il ruolo dei progettista

L’Universal Design in tutto ciò rappresenta il modo di progettare, un atteggiamento metodologico che tende a concentrarsi sull’utente/fruitore in modo esteso, e non esclusivamente su persone con disabilità. Con questo impegno la fase della progettazione assume ruolo nevralgico poiché il grosso del lavoro va fatto sull’esistente. Lo stato dei luoghi è un elemento di riflessione sull’ambiente e le caratteristiche umane del paesaggio, da qui si parte per immaginare come la persona può adattarsi agli ambienti attraverso gli ausili e come gli ambienti posso essere riprogettati in una chiave sistematica.

 

ASP Infinity Access


Tommaso Ambrosecchia, C-FARA
(Photo by Meet the Normals – Adventures in Universal Design. National Disability Authority)

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